lunedì 24 dicembre 2012

Natale 2012. In compagnia di Benedetto, con le pagine del suo 'piccolo libro': fa parte del diventare cristiani l’uscire dall’ambito di ciò che tutti pensano e vogliono, dai criteri dominanti, per entrare nella luce della verità sul nostro essere e, con questa luce, raggiungere la via giusta

Viene Natale, impossibile lasciar fuggire la pienezza del mistero insieme allo scorrere delle poche ore del tempo, di questo piccolo pugno di giornate natalizie. L’appuntamento è più importante, più profondo e più duraturo. Quest’anno lo viviamo accompagnati dall’ultimo libro del Papa. Benedetto ci ha offerto il suo lavoro, il suo “viaggio”, sperando che sia condiviso: “Spero che il piccolo libro, nonostante i suoi limiti, possa aiutare molte persone nel loro cammino verso e con Gesù”. Il cammino inizia con la domanda così centrale nei Vangeli: di dove è Gesù? Da dove viene? chi è veramente? Riguarda ciascuno di noi, oggi. La “Parola” scritta rimane “aperta”, perché lo Spirito parli ancora oggi. I racconti delle origini di Gesù, le genealogie, vengono mirabilmente esplicitate da Giovanni: “Giovanni - scrive Benedetto - ha riassunto il significato più profondo delle genealogie e ci ha insegnato a comprenderle anche come spiegazione della nostra stessa origine, della nostra vera ‘genealogia’. Come le genealogie alla fine s’interrompono, perché Gesù non è stato generato da Giuseppe, bensì molto realmente è nato dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo, così questo vale ora anche per noi: la nostra vera ‘genealogia’ è la fede in Gesù, che ci dona una nuova provenienza, ci fa nascere ‘da Dio’”. Tra le tante indicazioni, la sottolineatura del “cuore” dell’attenzione di Gesù all’uomo peccatore (a lui e per lui viene): “L’uomo è un essere relazionale. Se è disturbata la prima, la fondamentale relazione dell’uomo - la relazione con Dio -, allora non c’è più alcun’altra cosa che possa veramente essere in ordine. Di questa priorità si tratta nel messaggio e nell’operare di Gesù: Egli vuole, in primo luogo, richiamare l’attenzione dell’uomo al nocciolo del suo male e mostrargli: se non sarai guarito in questo, allora, nonostante tutte le cose buone che potrai trovare, non sarai guarito veramente”. La piena e “carnale” umanità del Dio fatto uomo esige un’attenzione assai più che lo schierarsi nel facile credo-non credo: “Questo deve farci pensare, deve rimandarci al rovesciamento di valori che vi è nella figura di Gesù Cristo, nel suo messaggio. Fin dalla nascita Egli non appartiene a quell’ambiente che, secondo il mondo, è importante e potente. Ma proprio quest’uomo irrilevante e senza potere si rivela come il veramente Potente, come Colui dal quale, alla fine, dipende tutto. Fa quindi parte del diventare cristiani l’uscire dall’ambito di ciò che tutti pensano e vogliono, dai criteri dominanti, per entrare nella luce della verità sul nostro essere e, con questa luce, raggiungere la via giusta”. Dare più credito alle scelte di Dio, finalmente maturare la certezza di Paolo che esclama: “Ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1 Cor 1,25). Che augurarci per questo Natale? Di entrare nella “buona notizia” della notte di Natale: accogliere come i pastori il dono di conoscere il mistero e divenirne messaggeri e apostoli; condividere lo stupore sperimentato da chi sentiva la notizia, la capacità di aprire gli occhi di fronte alla novità di Dio; entrare più a fondo nel cammino della fede, come Chi “conservava questi eventi, tenendoli insieme nel suo cuore” (Lc 2,19). Buon Natale: tenendo stretto nel cuore tutto quello che il Signore vorrà donare.

Bonifacio Mariani, SIR